Sabato 4 dicembre 2009 si terrà a Prato (Sala del Pellegrinaio Novo, presso l'Ospedale) il Convegno Nazionale dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, tema del convegno sarà: Il problema della manutenzione nelle attività produttive, la visione dei RLS.
Da questo link si può scaricare la brochure-programma del convegno: http://www.sirsrer.it/public/eventi/folder5.pdf
RLS.....partecipate tutti!!!
martedì 24 novembre 2009
lunedì 9 novembre 2009
L'Italia è un paese per vecchi?
"Appello per un reale rinnovamento generazionale"
di Alessandro Genovesi
segretario nazionale Slc Cgil
L’Italia è un Paese malato perché è un paese vecchio. La classe dirigente politica, imprenditoriale e sindacale ha abbondantemente superato i 50 e i 60 anni ed è figlia - nella stragrande maggioranza dei casi - delle consorterie, delle burocrazie, delle reti familistiche. In Italia tutto si muove secondo il principio della coptazione basata sulla fedeltà al capo di turno e non sul merito, le differenze, le conoscenze, le intelligenze, la voglia di innovare e progettare il futuro. Di questo male oscuro soffriamo tutti, CGIL compresa.
Siamo tutti presi dalla retorica dei “giovani e del rinnovamento”; scriviamo pagine piene di buone intenzioni, ma poi – scendendo per i rami dell’organizzazione, nelle Camere del Lavoro e nelle Federazioni provinciali di categoria - siamo poco impegnati, nel concreto, a sburocratizzare, a rinnovare segreterie e gruppi dirigenti, ad imporre un reale ricambio generazionale. Se mai la Conferenza di organizzazione aveva dato un impulso, questo non è mai stato messo in pratica: pochi sparuti casi di rinnovamento non sono diventati la regola, ma solo un’eccezione. Le scelte approvate nel documento e contenute nelle delibere sono state volutamente disattese e l’attuale gruppo dirigente della CGIL non è apparso essere in grado di fare alcunché affinché ciò non accadesse. Non vi è stata nessuna scelta politica chiara dell’organizzazione nazionale nel chiedere impegni precisi alle strutture rispetto a quanto deciso. Abbiamo lasciato sulla carta scelte che potevano dare un impulso vero e forte all’avvicinamento di giovani alla nostra organizzazione a tutti i livelli. Se per gli altri contenuti della conferenza abbiamo preteso dalle strutture un comportamento che rispettasse quanto assunto, lo stesso non abbiamo fatto sui giovani.
E’ opportuno fare scelte chiare che riguardano anche le piattaforme contrattuali e gli accordi che firmiamo. Non possiamo non dirci che anche su questo, nella maggior parte delle ultime vertenze e rinnovi contrattuali, abbiamo dato l’idea di non interessarci dei giovani e soprattutto dei precari. Stesso ragionamento possiamo farlo sulle politiche messe in campo sul tema previdenziale e sul welfare state nel suo complesso. Con troppa leggerezza infatti si è messa in campo una politica che inevitabilmente metterà a rischio le pensioni delle nuove generazioni. Troppo poco si fa per allargare un sistema di tutele volto all’inclusione dei soggetti più deboli e all’estensione di diritti di cittadinanza quali ad esempio il diritto all’abitare e alla assistenza per le giovani famiglie.
Prendiamone atto tutti insieme e comportiamoci di conseguenza. Partendo da noi: praticando quanto predichiamo.
L’età media dei gruppi dirigenti della CGIL è abbondantemente sopra i 50 anni; in molte strutture confederali e di categoria la regola degli 8 anni ha prodotto solo una costante moltiplicazione di incarichi o la rotazione tra strutture diverse delle stesse compagne e compagni; negli organismi direttivi, nelle segreterie nazionali e in quelle delle grandi realtà metropolitane il quadro è desolante.
Le difficoltà di questa fase, per la CGIL, i rischi di isolamento sono allora anche figli delle difficoltà generazionali, dell’incapacità di sbloccare l’organizzazione, di aprire un dibattito che impedisca che il prossimo congresso si riduca alla mera conta tutta interna ad una generazione.
Il congresso non è ancora iniziato e già si vedono prevalere modelli organizzativi, linguaggi e logiche vecchie e obsolete; soprattutto rischia di prevalere una dinamica che terrà ancora bloccata la nostra organizzazione nel suo rinnovamento generazionale. Come una Chiesa millenaria, di fronte alle profonde novità emerse dalla crisi produttiva, sociale e culturale degli ultimi anni, il rischio più grande che abbiamo di fronte è infatti la tentazione di richiuderci in vecchi riti, di serrare le fila, di auto assolverci.
Eppure una nuova generazione sta emergendo dai luoghi di lavoro, con un bagaglio di conoscenza, di voglia di sperimentare e di mettersi in gioco enorme: una generazione che facciamo fatica ad intercettare. E anche quando ciò avviene (penso all’esperienza personale fatta nei call center), producendo anche ottimi delegati e delegate, generosi e coraggiosi, non siamo poi in grado di offrire loro percorsi ed esperienze dentro l’organizzazione che siano positivi, che ne riconoscano valore ed originalità. Ragazze e ragazzi che già oggi, in moltissimi casi, risulterebbero più preparati e più capaci di tanti segretari e di tanti “dirigenti”.
Per queste ragioni ritengo non sia più il tempo solo dei “buoni propositi”, per queste ragioni ritengo che il prossimo congresso debba operare un “rinnovamento forzato” della nostra organizzazione, con strumenti chiari ed esigibili, con vincoli concreti e senza “scappatoie”.
In particolare propongo ai firmatari della mozione/mozioni un “lodo rinnovamento” che obblighi tutti i livelli dell’organizzazione a:
1) destinare in termini strutturali almeno il 5% delle risorse, a tutti i livelli della CGIL e delle categorie, alla promozione di quadri under 35. Sto parlando di ore di permesso, distacchi (totali o parziali), rimborsi, formazione mirata. Un 5% del bilancio da spendere, che va reso pubblico fino all’ultimo euro sui siti dell’organizzazione e che va certificato dalle istanze di controllo superiori;
2) definire in modo chiaro ed ineludibile nei regolamenti la scelta di destinare, in termini straordinari per i prossimi 2-3 anni, le risorse dei fondi di reinsediamento (qualche milione di euro) esclusivamente a progetti che mettano in capo a giovani quadri il rilancio della specifica struttura o presenza sindacale;
3) darsi il vincolo all’interno dello Statuto delle quote “verdi” del 20% per tutti i comitati direttivi a tutti i livelli dell’organizzazione;
4) darsi il vincolo statutario di inserire in ogni segreteria di struttura (che abbia una percentuale di iscritti giovani pari o superiore al 5%), a qualsiasi livello, almeno un componente under 35.
Personalmente voterò – e se qualche compagna o compagno dovessero chiedermi un parere – inviterò a votare per chi si riconosce in queste critiche e sosterrà questi punti programmatici. Basta con le parole e con i buoni propositi, servono scelte chiare e proposte che divengano vincoli positivi.
Ps: per chi volesse sostenere questa proposta può scrivere a: rinnovamentocgil@libero.it
di Alessandro Genovesi
segretario nazionale Slc Cgil
L’Italia è un Paese malato perché è un paese vecchio. La classe dirigente politica, imprenditoriale e sindacale ha abbondantemente superato i 50 e i 60 anni ed è figlia - nella stragrande maggioranza dei casi - delle consorterie, delle burocrazie, delle reti familistiche. In Italia tutto si muove secondo il principio della coptazione basata sulla fedeltà al capo di turno e non sul merito, le differenze, le conoscenze, le intelligenze, la voglia di innovare e progettare il futuro. Di questo male oscuro soffriamo tutti, CGIL compresa.
Siamo tutti presi dalla retorica dei “giovani e del rinnovamento”; scriviamo pagine piene di buone intenzioni, ma poi – scendendo per i rami dell’organizzazione, nelle Camere del Lavoro e nelle Federazioni provinciali di categoria - siamo poco impegnati, nel concreto, a sburocratizzare, a rinnovare segreterie e gruppi dirigenti, ad imporre un reale ricambio generazionale. Se mai la Conferenza di organizzazione aveva dato un impulso, questo non è mai stato messo in pratica: pochi sparuti casi di rinnovamento non sono diventati la regola, ma solo un’eccezione. Le scelte approvate nel documento e contenute nelle delibere sono state volutamente disattese e l’attuale gruppo dirigente della CGIL non è apparso essere in grado di fare alcunché affinché ciò non accadesse. Non vi è stata nessuna scelta politica chiara dell’organizzazione nazionale nel chiedere impegni precisi alle strutture rispetto a quanto deciso. Abbiamo lasciato sulla carta scelte che potevano dare un impulso vero e forte all’avvicinamento di giovani alla nostra organizzazione a tutti i livelli. Se per gli altri contenuti della conferenza abbiamo preteso dalle strutture un comportamento che rispettasse quanto assunto, lo stesso non abbiamo fatto sui giovani.
E’ opportuno fare scelte chiare che riguardano anche le piattaforme contrattuali e gli accordi che firmiamo. Non possiamo non dirci che anche su questo, nella maggior parte delle ultime vertenze e rinnovi contrattuali, abbiamo dato l’idea di non interessarci dei giovani e soprattutto dei precari. Stesso ragionamento possiamo farlo sulle politiche messe in campo sul tema previdenziale e sul welfare state nel suo complesso. Con troppa leggerezza infatti si è messa in campo una politica che inevitabilmente metterà a rischio le pensioni delle nuove generazioni. Troppo poco si fa per allargare un sistema di tutele volto all’inclusione dei soggetti più deboli e all’estensione di diritti di cittadinanza quali ad esempio il diritto all’abitare e alla assistenza per le giovani famiglie.
Prendiamone atto tutti insieme e comportiamoci di conseguenza. Partendo da noi: praticando quanto predichiamo.
L’età media dei gruppi dirigenti della CGIL è abbondantemente sopra i 50 anni; in molte strutture confederali e di categoria la regola degli 8 anni ha prodotto solo una costante moltiplicazione di incarichi o la rotazione tra strutture diverse delle stesse compagne e compagni; negli organismi direttivi, nelle segreterie nazionali e in quelle delle grandi realtà metropolitane il quadro è desolante.
Le difficoltà di questa fase, per la CGIL, i rischi di isolamento sono allora anche figli delle difficoltà generazionali, dell’incapacità di sbloccare l’organizzazione, di aprire un dibattito che impedisca che il prossimo congresso si riduca alla mera conta tutta interna ad una generazione.
Il congresso non è ancora iniziato e già si vedono prevalere modelli organizzativi, linguaggi e logiche vecchie e obsolete; soprattutto rischia di prevalere una dinamica che terrà ancora bloccata la nostra organizzazione nel suo rinnovamento generazionale. Come una Chiesa millenaria, di fronte alle profonde novità emerse dalla crisi produttiva, sociale e culturale degli ultimi anni, il rischio più grande che abbiamo di fronte è infatti la tentazione di richiuderci in vecchi riti, di serrare le fila, di auto assolverci.
Eppure una nuova generazione sta emergendo dai luoghi di lavoro, con un bagaglio di conoscenza, di voglia di sperimentare e di mettersi in gioco enorme: una generazione che facciamo fatica ad intercettare. E anche quando ciò avviene (penso all’esperienza personale fatta nei call center), producendo anche ottimi delegati e delegate, generosi e coraggiosi, non siamo poi in grado di offrire loro percorsi ed esperienze dentro l’organizzazione che siano positivi, che ne riconoscano valore ed originalità. Ragazze e ragazzi che già oggi, in moltissimi casi, risulterebbero più preparati e più capaci di tanti segretari e di tanti “dirigenti”.
Per queste ragioni ritengo non sia più il tempo solo dei “buoni propositi”, per queste ragioni ritengo che il prossimo congresso debba operare un “rinnovamento forzato” della nostra organizzazione, con strumenti chiari ed esigibili, con vincoli concreti e senza “scappatoie”.
In particolare propongo ai firmatari della mozione/mozioni un “lodo rinnovamento” che obblighi tutti i livelli dell’organizzazione a:
1) destinare in termini strutturali almeno il 5% delle risorse, a tutti i livelli della CGIL e delle categorie, alla promozione di quadri under 35. Sto parlando di ore di permesso, distacchi (totali o parziali), rimborsi, formazione mirata. Un 5% del bilancio da spendere, che va reso pubblico fino all’ultimo euro sui siti dell’organizzazione e che va certificato dalle istanze di controllo superiori;
2) definire in modo chiaro ed ineludibile nei regolamenti la scelta di destinare, in termini straordinari per i prossimi 2-3 anni, le risorse dei fondi di reinsediamento (qualche milione di euro) esclusivamente a progetti che mettano in capo a giovani quadri il rilancio della specifica struttura o presenza sindacale;
3) darsi il vincolo all’interno dello Statuto delle quote “verdi” del 20% per tutti i comitati direttivi a tutti i livelli dell’organizzazione;
4) darsi il vincolo statutario di inserire in ogni segreteria di struttura (che abbia una percentuale di iscritti giovani pari o superiore al 5%), a qualsiasi livello, almeno un componente under 35.
Personalmente voterò – e se qualche compagna o compagno dovessero chiedermi un parere – inviterò a votare per chi si riconosce in queste critiche e sosterrà questi punti programmatici. Basta con le parole e con i buoni propositi, servono scelte chiare e proposte che divengano vincoli positivi.
Ps: per chi volesse sostenere questa proposta può scrivere a: rinnovamentocgil@libero.it
giovedì 5 novembre 2009
La tutela del sistema servizi CGIL per i GIOVANI- Diritti in Piazza 7novembre
http://www.cgil.it/Archivio/EVENTI/DirittinPiazza7Novembre2009/Le%20tutele%20del%20Sistema%20servizi%20Cgil%20per%20i%20giovani.pdf 7 novembre 2009 - 2° giornata nazionale della tutela individuale
Prato - Piazza Duomo 10.00 -18.00
http://www.CGILPRATO.it/
http://www.CGILPRATO.it/
mercoledì 4 novembre 2009
giovedì 29 ottobre 2009
Fallimenti, allarme della Cgil: “Già trecento lavoratori pratesi esclusi dal Fondo di garanzia Inps”
Almeno 300 lavoratori pratesi rischiano di perdere per sempre il loro diritto alla riscossione del Tfr dal fondo di garanzia Inps. Questo per colpa della nuova legge fallimentare che, di fatto, esclude dal beneficio i dipendenti della piccole aziende. E non è un caso che su 1.500 casi analoghi in Toscana, ben 300 siano nella nostra città, caratterizzata da un tessuto imprenditoriale fatto da piccole aziende.E’ la Cgil di Prato a lanciare l’allarme a livello nazionale per fronteggiare un problema che ha origine dall’entrata in vigore della nuova legge fallimentare del 2006, che ha riformato la precedente legge n. 297 del 1982 che, su direttiva della Comunità Europea del 1980 per la garanzia di salari ai lavoratori in caso di insolvenza del datore di lavoro, prevedeva che il Fondo di garanzia (istituito presso l’Inps) intervenisse anticipando ai lavoratori il Tfr non riscosso in presenza di fallimento dell’azienda debitrice. La nuova legge ha introdotto dei parametri per poter attivare il fallimento che sono riconducibili ad aziende medio-grandi, escludendo quindi una larghissima parte, se non la maggioranza, delle realtà di piccole imprese presenti sul nostro territorio.Dal 2006 tutte le aziende che il Tribunale fallimentare riconosce essere al di sotto dei nuovi parametri, non falliscono più e, conseguentemente, il Fondo di garanzia Inps, con un’interpretazione molto restrittiva della legge, respinge tutte le relative domande di attivazione del Fondo.
“La quota relativa al Tfr – afferma Valeria Fedeli, segretario nazionale Filtea Cgil - è una componente essenziale nella mensilità di ogni lavoratore dipendente. I parametri introdotti dalla legge del 2006 fanno sì che vi siano delle discriminanti tra lavoratori di grandi aziende, che rientrano nei parametri e sono tutelati dal Fondo di garanzia, e lavoratori di piccole imprese che invece perdono questo diritto pur pagando entrambi i contributi necessari. Si tratta di un problema di uguaglianza del lavoro dipendente e delle imprese e a questo punto è necessario valutare la reale costituzionalità della legge. Per questo perseguiremo due strade: quella giudiziaria, perché la legge sia dichiarata incostituzionale e stiamo considerando anche la possibilità di rivolgerci alla Corte di Giustizia Europea per chiedere che venga applicata la direttiva del 1980. Invierò una lettera ufficiale ai Ministro del lavoro Sacconi e al Ministro per lo Sviluppo economico Scajola per porre l’accento sulle gravi disuguaglianze che la legge, nei fatti, provoca e chiedendo che venga modificata”.
Anche l'Avv. Alessandro Gattai, giuslavorista e legale della Cgil Prato, sottolinea: " Il fatto che molte aziende del comparto pratese non siano assoggettabili al fallimento in ragione delle loro ridotte dimensioni determina non solo conseguenze per i lavoratori che, di fatto, si vedono preclusa la possibilità di accedere al fondo di garanzia per ottenere il pagamento del TFR in base all'interpretazione della normativa che l'INPS attualmente ha adottato, ma altera anche il sistema di concorrenza fra imprenditori. In particolare, il mancato coordinamento fra le norm che regolano il fondo di garanzia e la legge fallimentare riformista si riflette negativamente sui lavoratori dipendenti e sul loro diritto ad ottenere l'anticipazione del TFR dal fondo".
Esemplare, a questo proposito, la testimonianza di una lavoratrice ex-dipendente di un’azienda immobiliare, Veronica Ciuraru: “Dopo un anno che la ditta non mi pagava mi sono rivolta al sindacato e, dopo una prima fase in cui abbiamo inizialmente ottenuto che i circa 27mila euro di arretrati mi venissero restituiti in piccole rate, la ditta ha interrotto anche questo pagamento. In ultima sede ci siamo quindi rivolti al Tribunale fallimentare che ha respinto la nostra richiesta in quanto il credito era inferiore ai 30mila euro richiesti dai nuovi parametri legislativi. Abbiamo quindi ripresentato ugualmente domanda all’Inps per l’attivazione del Fondo di garanzia ma anch’essa è stata respinta dato che la ditta non era stata dichiarata fallita dal Tribunale”.
venerdì 23 ottobre 2009
giovedì 22 ottobre 2009
Sportello donna - CGIL amica

A partire da oggi 20 ottobre tutti i martedì dalle ore 15 alle 18 nei locali dello SPI sarà attivo lo "Sportello donna" organizzato dal Coordinamneto donne della C.d.L. e dello SPI.
Lo sportello è rivolto alle donne; saranno presenti delle operatrici (volontarie) che si occuperanno dell'accoglienza delle donne che vengono e di offrire loro informazioni sulle strutture socio-sanitarie esistenti sul territorio per cercare insieme la strada più idonea a risolvere il problema che la donna prospetta.
E' prevista la presenza di un'avvocatessa (e una patrocinante) che offrirà consulenza legale gratuita su problemi familiari e personali. Nel caso occorresse poi intraprendere azioni giudiziarie, saranno attivate tariffe agevolate (quando è necessario e possibile anche il gratuito patrocinio).
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