Disponibile in rete il "nuovo" Testo Unico sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro, aggiornato con le novità del DL 78/2010 (file da circa 6MB).
http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/6B82D5F3-ED18-48D4-A54C-C8ED58B8DF2E/0/TU8108EdAgosto2010.pdf
venerdì 27 agosto 2010
giovedì 1 luglio 2010
Lettera delle associazioni
Prato 30 giugno ’10
Le seguenti Associazioni, valutando negativamente la manovra correttiva sui conti pubblici proposta alle Camere dal Governo e giudicandola grave per i cittadini a reddito più basso, credono necessaria una mobilitazione contro la manovra stessa e per queste ragioni aderiscono allo sciopero indetto dalla CGIL Toscana per il 2 luglio, invitando i propri iscritti a mobilitarsi e partecipare.
Le proposte del governo, infatti, non incidono per niente su quel dieci per cento di popolazione che possiede il 45% della ricchezza, il taglio dei trasferimenti a Regioni e Comuni si trasformerà in minori servizi per le fasce deboli della popolazione, il taglio del 40% al fondo trasporti comporterà una diminuzione del trasporto pubblico con un aumento di quello privato, con la conseguenza di un aumento di costi per le persone ed un peggioramento dell’impatto ambientale.
Due questioni che danno il senso dell’accanimento sono: l’innalzamento dal 74% all’85% del punteggio di invalidità. Questo significa che le persone down non avranno più diritto a 256 Euro mensili di pensione civile. Lo spostamento della finestra per il pensionamento di 1 anno comporterà, per i lavoratori licenziati e che ricevono l’assegno di mobilità, la perdita del sostegno al reddito per il periodo che intercorre fra la fine della mobilità e il diritto alla pensione.
Queste sono le ragioni per cui giudichiamo la manovra iniqua e impopolare.
Aned
Anpi
Arci Provinciale
Assemblea libertà è partecipazione
Federconsumatori
Legambiente
Per il lavoro e la democrazia
Spazio Pubblico
Stop Razzismo
Prato
Le seguenti Associazioni, valutando negativamente la manovra correttiva sui conti pubblici proposta alle Camere dal Governo e giudicandola grave per i cittadini a reddito più basso, credono necessaria una mobilitazione contro la manovra stessa e per queste ragioni aderiscono allo sciopero indetto dalla CGIL Toscana per il 2 luglio, invitando i propri iscritti a mobilitarsi e partecipare.
Le proposte del governo, infatti, non incidono per niente su quel dieci per cento di popolazione che possiede il 45% della ricchezza, il taglio dei trasferimenti a Regioni e Comuni si trasformerà in minori servizi per le fasce deboli della popolazione, il taglio del 40% al fondo trasporti comporterà una diminuzione del trasporto pubblico con un aumento di quello privato, con la conseguenza di un aumento di costi per le persone ed un peggioramento dell’impatto ambientale.
Due questioni che danno il senso dell’accanimento sono: l’innalzamento dal 74% all’85% del punteggio di invalidità. Questo significa che le persone down non avranno più diritto a 256 Euro mensili di pensione civile. Lo spostamento della finestra per il pensionamento di 1 anno comporterà, per i lavoratori licenziati e che ricevono l’assegno di mobilità, la perdita del sostegno al reddito per il periodo che intercorre fra la fine della mobilità e il diritto alla pensione.
Queste sono le ragioni per cui giudichiamo la manovra iniqua e impopolare.
Aned
Anpi
Arci Provinciale
Assemblea libertà è partecipazione
Federconsumatori
Legambiente
Per il lavoro e la democrazia
Spazio Pubblico
Stop Razzismo
Prato
lunedì 21 giugno 2010
Fiat, lettera degli operai di Tychy a quelli di Pomigliano
I lavoratori della Fiat di Pomigliano D’Arco sono chiamati a votare se accettare o meno le condizioni che la FIAT gli ha posto per riportare in Italia la produzione della Panda, attualmente prodotta in Polonia, a Tychy. Le condizioni – come ampiamente riferito dal nostro sito in vari articoli e commenti – sono molto stringenti: agli operai, tra le altre cose, è richiesto di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due, di ridurre la pausa pranzo a mezz’ora, di fare obbligatoriamente 120 ore di straordinari e di accettare periodi di malattia non retribuiti.
Se gli operai della FIAT dovessero accettare queste condizioni ci sarà comunque uno stabilimento che chiuderà: quello di Tychy. E’ evidente che il problema del lavoro, in un mercato globale, ha dimensioni internazionali. Sono proprio alcuni operai di Tychy a ricordarlo, in una lettera accorata che hanno spedito ai colleghi di Pomigliano e che noi vi riportiamo integralmente:
“La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend).
A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.
Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso.
Che cosa abbiamo ormai da perdere?
Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.
In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla FIAT che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.
E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.
Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.
Lavoratori, è ora di cambiare”.
dal si.to www.sinistraprato.it
Se gli operai della FIAT dovessero accettare queste condizioni ci sarà comunque uno stabilimento che chiuderà: quello di Tychy. E’ evidente che il problema del lavoro, in un mercato globale, ha dimensioni internazionali. Sono proprio alcuni operai di Tychy a ricordarlo, in una lettera accorata che hanno spedito ai colleghi di Pomigliano e che noi vi riportiamo integralmente:
“La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend).
A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.
Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso.
Che cosa abbiamo ormai da perdere?
Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.
In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla FIAT che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.
E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.
Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.
Lavoratori, è ora di cambiare”.
dal si.to www.sinistraprato.it
martedì 15 giugno 2010
UN RICATTO, NON UN ACCORDO
http://www.fiom.cgil.it/auto/fiat/pomigliano/10_06_14-PuntoFiom.pdfFIAT: CGIL, PROPOSTE AZIENDA PER POMIGLIANO VIOLANO COSTITUZIONE
Nel documento consegnato alle organizzazioni sindacali dalla Fiat emergono "profili di illegittimità" in materia di malattia e diritto di sciopero e una proposta di accordo che può "violare leggi e Costituzione".
E' quando sottolinea la segreteria nazionale CGIL in una nota sulla trattativa per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco.
ASCA 14 luglio 2010
venerdì 28 maggio 2010
Istat: Giovani, due milioni a rischio esclusione NEET
Istat: Giovani, due milioni a rischio esclusione
L'Italia ha il più alto numero di giovani in Europa che non lavorano e non
studiano. Si chiamano Neet (Non in education, employment or training) e
nel nostro paese sono oltre 2 milioni. Hanno un'età fra i 15 e 29 anni (il
21,2% di questa fascia di età), sono soprattutto maschi e rischiano
l'esclusione. Lo denuncia oggi (26 maggio) l'Istat. Questi giovani sono
coinvolti nell'area dell'inattività (65,8%). Il numero dei Neet è molto
cresciuto nel 2009, a causa della crisi economica: 126mila in più,
concentrati al Nord (+85mila) e al Centro (+27mila). La maggioranza si
trova nel Mezzogiorno, oltre un milioni. Ci sono anche laureati (21% della
classe di età) e diplomati (20,2%). E' un fenomeno in crescita, per l'Ocse
nel 2007 l'Italia già registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% della Ue.
I Neet sono ragazzi che perdono il lavoro: quanto più dura questo stato di
inattività, spiega l'Istituto, tanto più hanno difficoltà a rientrare nel
mondo del lavoro. Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del
2009 la probabilità di rimanere in questa condizione è stata del 73,3%
(l'anno precedente era il 68,6%), con valori più elevati per i maschi al
Nord. Cresce anche il flusso in entrata di questa condizione degli
studenti non occupati (dal 19,9% al 21,4%), mentre scende quello delle
uscite verso l'occupazione.
Università: Meno lavoro per i laureati
Dal 2001 all’anno scorso sono quadruplicati i laureati in corso, ma sono
cresciute anche le difficoltà nel trovare occupazione. È quanto emerge
dall'ultimo rapporto di Almalaurea presentato oggi (26 maggio) nella sede
della Crui. L'indagine mostra come si sia aggravata la condizione di tutti
i laureati: per quelli pre-riforma negli anni '99-2006 a tre anni dalla
laurea, il tasso di occupazione è sceso di 8,6 punti percentuali (da 85,9
al 77,3); a cinque anni, invece, il tasso di occupazione si è ridotto di
3,8 punti percentuali (da 90,5 a 86,7).
Per il direttore del consorzio Almalaurea, Andrea Cammelli, la riforma del
3+2 è stata comunque positiva. Ci si laurea di più e prima, sconfinando
meno nel 'fuoricorso', seguendo con piu' assiduità le lezioni e dedicando
più spazio agli stage. “Mi pare che i risultati raggiunti, al di là delle
tante cose di cui l'università si deve emendare, delle difficoltà senza
finanziamenti adeguati e con continue riforme, siano complessivamente
assai più confortanti di quanto non vadano ripetendo i tanti cultori del
flop della riforma”.
Una preoccupazione, invece, “dovrebbe essere tenuta ben più presente: che
questi giovani, anche i più preparati, rischiano di restare intrappolati
fra un sistema produttivo che non assume e un mondo della ricerca carente
di mezzi”, ha osservato Cammelli, secondo il quale l'impegno di tanti
docenti e ricercatori “non sarà sufficiente a garantire la ripresa e un
futuro di sviluppo se il paese continuerà a non considerare gli
investimenti in formazione superiore e ricerca come investimenti
prioritari e strategici”.
L'Italia ha il più alto numero di giovani in Europa che non lavorano e non
studiano. Si chiamano Neet (Non in education, employment or training) e
nel nostro paese sono oltre 2 milioni. Hanno un'età fra i 15 e 29 anni (il
21,2% di questa fascia di età), sono soprattutto maschi e rischiano
l'esclusione. Lo denuncia oggi (26 maggio) l'Istat. Questi giovani sono
coinvolti nell'area dell'inattività (65,8%). Il numero dei Neet è molto
cresciuto nel 2009, a causa della crisi economica: 126mila in più,
concentrati al Nord (+85mila) e al Centro (+27mila). La maggioranza si
trova nel Mezzogiorno, oltre un milioni. Ci sono anche laureati (21% della
classe di età) e diplomati (20,2%). E' un fenomeno in crescita, per l'Ocse
nel 2007 l'Italia già registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% della Ue.
I Neet sono ragazzi che perdono il lavoro: quanto più dura questo stato di
inattività, spiega l'Istituto, tanto più hanno difficoltà a rientrare nel
mondo del lavoro. Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del
2009 la probabilità di rimanere in questa condizione è stata del 73,3%
(l'anno precedente era il 68,6%), con valori più elevati per i maschi al
Nord. Cresce anche il flusso in entrata di questa condizione degli
studenti non occupati (dal 19,9% al 21,4%), mentre scende quello delle
uscite verso l'occupazione.
Università: Meno lavoro per i laureati
Dal 2001 all’anno scorso sono quadruplicati i laureati in corso, ma sono
cresciute anche le difficoltà nel trovare occupazione. È quanto emerge
dall'ultimo rapporto di Almalaurea presentato oggi (26 maggio) nella sede
della Crui. L'indagine mostra come si sia aggravata la condizione di tutti
i laureati: per quelli pre-riforma negli anni '99-2006 a tre anni dalla
laurea, il tasso di occupazione è sceso di 8,6 punti percentuali (da 85,9
al 77,3); a cinque anni, invece, il tasso di occupazione si è ridotto di
3,8 punti percentuali (da 90,5 a 86,7).
Per il direttore del consorzio Almalaurea, Andrea Cammelli, la riforma del
3+2 è stata comunque positiva. Ci si laurea di più e prima, sconfinando
meno nel 'fuoricorso', seguendo con piu' assiduità le lezioni e dedicando
più spazio agli stage. “Mi pare che i risultati raggiunti, al di là delle
tante cose di cui l'università si deve emendare, delle difficoltà senza
finanziamenti adeguati e con continue riforme, siano complessivamente
assai più confortanti di quanto non vadano ripetendo i tanti cultori del
flop della riforma”.
Una preoccupazione, invece, “dovrebbe essere tenuta ben più presente: che
questi giovani, anche i più preparati, rischiano di restare intrappolati
fra un sistema produttivo che non assume e un mondo della ricerca carente
di mezzi”, ha osservato Cammelli, secondo il quale l'impegno di tanti
docenti e ricercatori “non sarà sufficiente a garantire la ripresa e un
futuro di sviluppo se il paese continuerà a non considerare gli
investimenti in formazione superiore e ricerca come investimenti
prioritari e strategici”.
martedì 4 maggio 2010
Convegno Europa in job Giovani - Europa - Lavoro
IL Gruppo Giovani della CGIL di Prato ha realizzato in collaborazione con il Piano Locale Giovani di Prato il Convegno Europa in job: Giovani - Europa - Lavoro. Vi invitiamo tutti a partecipare.
Interverranno tra gli altri: Hans Richardt Schmidt-Nielsen, Vice President of our Youth Committee, Nicola Nicolosi responsabile Segretariato Europeo CGIL; Ilaria Lani responsabile dei giovani CGIL Nazionale.
13 MAGGIO 2010 - OFFICINA GIOVANI - PIAZZA DEI MACELLI PRATO
"Il Piano Locale Giovani è un progetto sperimentale promosso dal Ministero per le Politiche Giovanili rivolto a 27 Comuni del territorio nazionale con la finalità di sostenere l’azione degli enti locali nel campo delle Politiche Giovanili.
Il Comune di Prato, uno dei comuni coinvolti nella sperimentazione, nel corso del 2007 ha avviato un processo di partecipazione con enti pubblici e privati che si occupano (a vario titolo) di giovani nel territorio pratese, in particolare di tematiche inerenti l’accesso a: Casa - Lavoro - Credito.
Il Gruppo giovani della CGIL di Prato è uno dei partners del Piano Locale Giovani, ed ha partecipato alla realizzazione del bando per il progetto Europa in job: azione di micro-ricerca sul tema del lavoro in Europa rivolta ad un gruppo di giovani.
Azione finale di questo progetto è il seminario che ha come titolo “GIOVANI – LAVORO – EUROPA” che si terrà in data 13 maggio 2010
L’obiettivo è operare un confronto tra l’Italia e altri paesi europei e trarne spunto di riflessione.
Iscriviti a:
Post (Atom)